Convivenza o Confusione?
Il lavoro dell' Osservatorio Regionale è ancora una volta preciso e fruibile: necessario per verificare le azioni e gli strumenti, prezioso per la pianificazione a venire.E' bene quindi che siano i tecnici, a presentarlo e a valorizzarlo, dando giusta e meritata visibilità al servizio che rendono.
All'Assessore tocca un compito politico: leggere i dati nel contesto sociale ed economico per trarne indirizzi strategici e di governo. Mantenendo saldo il riferimento ai valori fondanti e prescindendo dai coinvolgimenti emotivi e dalle convenienze elettorali, che allarmismo e populismo sembrano garantire a breve.
Tanto più per chi è cresciuto nell'antica tradizione di accoglienza che viene dal cattolicesimo e dal cristianesimo.
Il primo punto è la presa d'atto che l'immigrazione c'è.
E' evidente che il problema “non è rifutare un processo che, con buona pace di tutti, non sta chiedendo il permesso di accadere”.
E' giusta la preoccupazione di gestirlo e rendere sostenibili i flussi migratori, ma con l'onestà intellettuale di riconoscerne l'ineluttabilità: non dobbiamo eludere il problema con promesse inattuabili di limitazione e difesa.
La questione è piuttosto “valutare se e come il processo rappresenta un possibile contributo alla convivenza tra persone e culture”. Chiederci se si tratta di “Convivenza o Confusione”?.
La diversità è un elemento di crescita. Però la diversità genera solo se è chiara l'identità. Il confronto con culture diverse ci costringe a a mettere in gioco il nostro modo di essere; a ripensare coscientemente valori e costumi che ci erano divenuti familiari tanto da essere inconsci.
La nuova ricchezza culturale e sociale, verrà se sapremo metterci in gioco senza pregiudizi, ma con fermezza. La sfida, la vera dimostrazione di forza e coerenza, sta nel comprendere ed integrare senza paura o rifiuto.
Ancora una volta la risposta è nella centralità dell'uomo, di ogni singola persona. Non è un fenomeno astratto: l'immigrazione è fatta di persone. L'integrazione è un incontro tra persone, tra la testimonianza che ognuna di questa porta mettendosi in gioco, esponendosi con la propria identità per incontrare l'altro.
E' qui, nel disegno positivo dentro cui sta ogni uomo, che trova senso la speranza. La certezza che questo incontro così difficile e faticoso con la diversità sarà per il bene.
Politicamente la consapevolezza di questo processo intrinsecamente positivo, ma difficile e potenzialmente pericoloso nel proprio manifestarsi, ci coinvolge profondamente.
Perchè siamo coscienti che si tratta di una responsabilità collettiva e non individuale. Far scendere l'opportunità del dialogo nella complessità sociale è uno strumento potente di aggregazione ed integrazione.
Partiamo dal nuovo statuto che riconosce e recepisce la centralità dell'uomo non solo come evidenza antropologica, ponendola alla base dell'azione di governo. Ne consegue il principio di sussidiarietà e il riconoscimento del ruolo degli enti locali, degli operatori del terzo settore e della famiglia stessa. Sino agli strumenti: i corsi di lingua italiana, il call center multilingua e il supporto per la ricerca della casa e la comprensione delle regole e consuetudini di vicinato.
Con la certezza che proprio la nostra radice cristiana offre il fondamento razionale alla coesione: “Tutti gli uomini sono figli di un Padre, tutti gli uomini convengono in un'esperienza elementare comune, di qualunque razza, etnia, di qualunque religione, di qualunque cultura siano”.
Giulio Boscagli
(Le citazioni tra apici, beneficiano di interventi e scritti del Patriarca di Venezia, Cardinale Angelo Scola, al cui pensiero e razionalità dobbiamo molto per la comprensione del fenomeno. Egli stesso ha presentato pochi giorni fa il saggio di Paolo Gomarasca “Meticciato: convenienza o confusione”, edito da Marcianum Press”)





