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Lunedì, 21 Giugno 2010

Stato cura te stesso. Regioni pronte a restituire le deleghe

Dopo che il Governo ha annunciato tagli alle Regioni per 10 miliardi di euro, non si sono fatte attendere le reazioni. Sulla strada della manovra con la quale il governo intende mettere in sicurezza i conti pubblici sono infatti arrivati i rilievi, in gran parte critici, delle Regioni: un fronte pressoché compatto tranne qualche defezione dettata da prudenze politiche. Il braccio di ferro con l’esecutivo, in ogni caso, ha superato anche gli aspetti ideologici, prova ne è che è stato il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, appartenenza Pdl, a paragonare il governo a un «padre sciamannato» di fronte a «figli virtuosi».

Nel documento della Conferenza straordinaria delle Regioni votato all’unanimità dai Presidenti il testo della manovra sarebbe a rischio di “incostituzionalità”, ed è stato costruito “senza condivisione”. Nella prima fase lo scontro con le Regioni è apparso frontale.

Il ragionamento di Formigoni appare lineare, e il giudizio cristallino. I sacrifici imposti dalla manovra agli enti locali devono essere proporzionati: «Le spese per l’amministrazione della nostra Regione non raggiungono il 10 per cento del bilancio – ha detto rivolgendosi alla platea nei giorni scorsi ad un incontro di Assolombarda – nessuno è virtuoso quanto noi e anche di questo bisogna tenere conto». La necessità e l’entità della manovra sono indiscutibili ma «i sacrifici devono riguardare anche quei ministeri che accumulano debiti su debiti». Le ricadute in termini pratici, per le Regioni e quindi per i cittadini in termini di servizi, appaiono evidenti. “Con questi tagli e in particolare con quelli al trasporto pubblico locale, ha lamentato il presidente della Lombardia Roberto Formigoni, come hanno riportato gli organi di stampa, è a rischio un terzo dei treni e sarà colpito un terzo del personale”. Non solo. Il rilievo di Formigoni è anche un altro, che guarda a uno scenario complessivo, sostanziale per quanto riguarda il processo di cambiamento del Paese: la manovra, per come è impostata, affossa il federalismo fiscale ovvero «uccide il bambino nella culla».

Il presidente della regione Lombardia ha anche aggiunto: togliere le risorse alle Regioni senza togliere le relative funzioni «contraddice quanto disposto dalla Corte Costituzionale. C'è dunque un rischio di incostituzionalità della manovra, dal momento che la Corte Costituzionale afferma che deve esservi un collegamento diretto tra le funzioni conferite e le risorse necessarie per il loro esercizio». L'affermazione di Formigoni fa riferimento a due sentenze della Corte Costituzionale, la n. 37 del 2004 e la 417 del 2005.

Anche gli altri presidenti di Regioni, pur con vari toni, hanno espresso le loro considerazioni negative nei confronti della manovra. Secondo Renata Polverini, presidente della Regione Lazio, sono a rischio i servizi primari. Con questo provvedimento le Regioni saranno costrette «ad aumentare le tasse o a ridurre i servizi. Siccome le tasse non possiamo aumentarle, le Regioni avranno difficoltà a garantire i servizi. Non vogliamo tirarci fuori, ma vogliamo partecipare in maniera equa a tutte le componenti della spesa pubblica».

Vasco Errani, presidente della Conferenza dei presidente delle Regioni, e alla guida di quella Emilia Romagna, ha chiesto al Governo di «suddividere proporzionalmente i tagli tra i vari comparti della pubblica amministrazione». Così come è il testo, il provvedimento ricade per il 50% sulle Regioni, con «pesanti ricadute» su cittadini e imprese.

Formigoni non ha ragione. Ha più che ragione
Le prese di posizione dei presidenti delle Regioni hanno suscitato grande interesse anche da parte di esperti e studiosi di argomenti di politica economica e finanziaria pubblica. Ne è nato un dibattito serrato. Luca Ricolfi su La Stampa senza mezzi termini ha parlato di “Una manovra che punisce i virtuosi” . L’esperto - sociologo, insegna Analisi dei dati all’Università di Torino, autore, fra l'altro, de "Il sacco del nord. Saggio sulla giustizia territoriale" (Edizioni Guerini e Associati)- fa notare che «fra i governatori, alcuni hanno criticato soprattutto le dimensioni della manovra, sostenendo che pesa troppo sulle Regioni, e troppo poco sullo Stato centrale. Altri, in particolare Formigoni, hanno anche sottolineato la sua iniquità, ossia il fatto che colpisce indiscriminatamente le Regioni virtuose (specie le grandi Regioni del Centro Nord) e regioni viziose. Vista da questa angolatura la manovra sarebbe la pietra tombale del federalismo, almeno finché per federalismo intendiamo un meccanismo capace di ridurre gli squilibri, punire lo sperpero del denaro pubblico, premiare i territori virtuosi. Formigoni non ha ragione . Ha più che ragione».

Ricolfi cerca di spiegare il perché: “ il motivo per cui il federalismo è una grande opportunità per l'Italia è paradossalmente , proprio il fatto che nel nostro Paese esistono margini di parassitismo, di spreco e di evasione fiscale enormi (…) La manovra, per quel che se ne sa finora, chiede a tutti i territori un contributo analogo, mentre le riserve da cui attingere non sono distribuite uniformemente sul territorio nazionale.

Le Regioni virtuose sono già limoni spremuti
Ci sono Regioni – prosegue Ricolfi - che hanno enormi margini di recupero, proprio perché hanno livelli di parassitismo altissimi (Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Sardegna, Sicilia)o perché hanno tassi di evasione spettacolari (Calabria, Sicilia, Campania)o perché hanno tassi di spreco scandalosi (Sardegna, Calabria, Sicilia, Basilicata ). Ci sono invece Regioni che, proprio perché sono state bene amministrate per decenni, hanno margini di recupero minimi, per non dire irrisori: sono limoni spremuti . I loro amministratori, equamente divisi fra destra e sinistra , hanno già fatto (quasi) tutto il possibile, hanno già tagliato , razionalizzato , potato, ristrutturato. E' il paradosso di questa manovra: assorbire i tagli di Tremonti è più arduo per le Regioni formica che per le Regioni cicala”.

Formigoni: il federalismo è necessario ma non ha più basi

L’argomento, per nulla archiviato, è destinato a rimanere ancora al centro delle riflessioni e del dibattito nel Paese, come si evince anche da alcune recenti considerazioni espresse dal presidente della Regione Lombardia a commento delle affermazioni del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito. Egli, rispondendo martedì alla Camera a nome del Governo nel corso del "question time" ad un’ interrogazione sulla manovra finanziaria, ha affermato testualmente: «Per quanto concerne le eventuali ricadute sull'attuazione del federalismo fiscale, l'articolo 14, comma 2, del predetto decreto-legge prevede che le misure ivi stabilite non saranno prese in considerazione durante la fase di attuazione dell'articolo 8 della legge n. 42/09 in materia di federalismo fiscale. Il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha espresso l'avviso che tale norma in ogni caso abbia carattere esclusivamente programmatorio, atteso che, se così non fosse, occorrerebbe o aumentare la compartecipazione delle Regioni ai tributi erariali (con conseguente necessità di reperire la correlata copertura finanziaria), o incrementare la pressione fiscale a carico dei cittadini in violazione dell'articolo 28 della stessa legge n.42 del 2009».

«Purtroppo queste affermazioni ufficiali – è il commento del presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni - sono l'esatto contrario rispetto alle rassicurazioni che il Governo e diversi ministri, a mezzo stampa, hanno più volte fornito alle Regioni negli ultimi giorni circa l'attuazione del federalismo fiscale».

«Se le affermazioni ufficiali del ministro Vito sono vere e non è neppure possibile ipotizzare il contrario - prosegue Formigoni - è purtroppo confermata la previsione pessimistica che vado avanzando da quando ho letto la manovra e cioè che il federalismo fiscale non ha più basi. Infatti Vito, citando il Ministero dell'Economia e delle Finanze, sostiene che le norme che dovrebbero garantire il federalismo fiscale hanno valore puramente programmatorio, cioè sono senza copertura finanziaria e dunque inutili e inefficaci». «E' necessario - conclude Formigoni - che su questo punto fondamentale sia fornita al più presto la versione ufficiale, univoca e definitiva del Governo».

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