La forza del realismo
La giunta di Regione Lombardia ha varato un provvedimento, il fondo Nasko: si tratta di un assegno mensile di 250 euro che verrà elargito per 18 mesi a tutte le donne che rinunciano a interrompere la gravidanza a causa di problemi economici. In totale il contributo per ogni donna sarà dunque di 4.500 euro, grazie a un primo stanziamento di cinque milioni della regione, già versato su un fondo appositamente creato. Soldi regionali che si aggiungono a quelli erogati per sostenere l’attività dei centri di aiuto alla vita. Non si tratta di un atto estemporaneo, nato come un fungo nel deserto: «Il nostro provvedimento –ha sottolineato l’assessore alla Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà sociale Giulio Boscagli – nasce dall'esperienza e dai risultati sul campo ottenuti da chi opera da decenni a stretto contatto con i problemi delle donne».
Il provvedimento, che ha ricevuto giudizi lusinghieri, è stato anche al centro di alcune polemiche. Due, in particolare, le osservazioni. La prima riguarda l’aspetto di un “bonus” vissuto come una sorta di aiuto che ha una scadenza temporale e, in fondo, insufficiente a risolvere davvero il problema: “18mesi in cui alle neo mamme vengono versati fino a 4.500 euro, ma poi ? Scaduto il periodo, che cosa accade?” Questo è l’interrogativo di un lettore che scrive al quotidiano Libero. Ed ecco la risposta del giornale: “la somma, che potrebbe sembrare esigua, può rivelarsi importante per chi non ha sufficienti mezzi di sostentamento , e decide per questo d' interrompere la gravidanza. Ma è egualmente degno di nota il messaggio che l’iniziativa sottende, e cioè che le istituzioni, nella misura del possibile, non sono insensibili alla realtà umana che può condurre all' aborto. Certo un assegno non risolve i problemi, non tutti di natura economica, che determinano scelte irreversibili, ma rappresenta in ogni caso un primo aiuto concreto”.
La componente economica non è che un aspetto del problema, ne è cosciente la stessa giunta regionale. Ma un aspetto che, realisticamente, occorre considerare.
Si ricorda inoltre che per realizzare gli interventi di sostegno alle madri in difficoltà, la delibera ha emanato delle linee guida. Esse prevedono che, quando una donna presenterà la richiesta di interrompere la gravidanza, qualora questa sia determinata soprattutto da motivazioni economiche, gli operatori del consultorio o i servizi ospedalieri che riceveranno la donna stessa per gli esami pre ricovero e per il colloquio, la metteranno in contatto con il CAV (Centro di aiuto alla vita) per consentirle di conoscere e valutare le opportunità di aiuto. Il Centro le presenterà gli interventi di aiuto che potrà offrirle, sia direttamente sia in raccordo con gli enti locali e le altre organizzazioni del terzo settore.
A quel punto il CAV e il Consultorio familiare, se la donna accetta, stenderanno un "progetto personalizzato" che sarà sottoscritto anche dalla donna e nel quale saranno descritti i diversi interventi attivati o da attivare sia prima sia dopo la nascita del bambino.
L'effettiva partecipazione della madre al progetto concordato sarà la condizione necessaria per ottenere il contributo, che potrà essere utilizzato per acquistare beni e servizi sia per la madre sia per il bambino.
L’assessore Boscagli ricorda che il provvedimento riguardante l’assegno non è che una delle azioni intraprese da Regione a favore della difesa della vita: “Quanto (…) ai servizi per la famiglia e l'infanzia ricordo che la Lombardia vanta una lunga tradizione di centri e operatori che, spesso in condizioni non facili, compiono un lavoro di importanza assoluta per tutta la società. Come Regione diamo un sostegno convinto e totale a queste realtà e non temiamo nessuna imposizione dall'alto. Difendere la vita per la Giunta Formigoni è da sempre un impegno prioritario e continuerà ad esserlo”.
“Tutto bene, allora? Si chiede Santambrogio su Libero. Certo, ci mancherebbe e con questo provvedimento la Lombardia del governatore Formigoni riconferma di concepire la famiglia come risorsa strategica per la società e ne fa il centro delle sue politiche di welfare. Resta tuttavia il fatto che dello stesso sostegno dovrebbero usufruire anche quelle donne che ad abortire non ci pensano e affrontano senza alcuna assistenza il peso e il sacrifico economico di mettere al mondo bambini. Per queste famiglie, assicura l’assessore Boscagli, la giunta sta studiando un provvedimento analogo, insieme ad altri e più efficaci sostegni pro-life. Primo fra tutti, l'introduzione del quoziente familiare: uno strumento che agisce direttamente sui servizi e sulla fiscalità, con un nuovo sistema di detrazioni”.
Riferendosi poi alle considerazioni del consigliere del Partito democratico, Sara Valmaggi, - il secondo genere di critica mossa al provvedimento - l'assessore Boscagli si dichiara "stupito dello scetticismo della collega Valmaggi e di altri esponenti della sinistra, incapaci di vedere che questo intervento completa le linee guida date ai consultori fin dallo lo scorso febbraio e i diversi interventi per la qualificazione dei consultori pubblici e privati. La messa in rete e l'iscrizione agli albi regionali dei CAV è un'ulteriore documentazione della politica di collaborazione sussidiaria in atto in Lombardia e coinvolge Enti Locali, strutture pubbliche e Terzo Settore nell'unico impegnativo obiettivo dell'applicazione della legge 194 in tutte le sue parti, anche in quelle che l'ideologia diffusa ha troppo spesso censurato".
"E' curioso notare come quelli che fanno della legge 194 una bandiera del progresso - sottolinea l'assessore Boscagli – si dimentichino sempre i primi due articoli della legge nei quali si afferma a chiare lettere, tra l'altro, l'impegno delle Regioni ad assumere tutte le iniziative necessarie per evitare che l'aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite. E inoltre che nello svolgimento dei loro essenziali compiti i consultori 'possono avvalersi della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita'. È proprio quello che stiamo facendo in Lombardia con l'obiettivo primario di ridurre al minimo il dramma dell'aborto".
Non c’è migliore risposta alle considerazioni dei giorni scorsi del consigliere regionale Giulio Cavalli (Idv) che in risposta ad alcune sue critiche al provvedimento, veniva invitato dall’assessore “a informarsi alla clinica Mangiagalli e a tutti i Centri di aiuto alla vita e scoprirà che con metodo analogo al nostro sono stati salvati migliaia di bambini, poi accuditi ed educati attraverso un'opera di assistenza alle mamme e alle famiglie”.
Il fatto, per Cavalli, di aver rivelato di essere uno “scampato” all’aborto ( “non ho proprio bisogno di informarmi sui migliaia di bambini salvati perché sono uno di quelli.. Sono stato adottato nella città di Milano nel lontano 1979 da madre misconosciuta e (…) ‘salvato’ nel fu brefotrofio di via Piceno), non sposta di una virgola la forza e il significato dell’azione pro life intrapresa dalla giunta di Regione Lombardia.
Semmai rafforza il valore dell’azione intrapresa dalla giunta di Regione Lombardia. E rimangono le parole che sono monito e richiamo pronunciate dall’assessore Boscagli: “È necessario che ognuno si senta chiamato in causa da un dramma come quello dell’aborto e provi a dare il proprio contributo personale”.


