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Venerdì, 18 Giugno 2010

La famiglia protagonista nella politica

Classe ’48, una lunga carriera politica, ex sindaco di Lecco, padre di sei figli. Giulio Boscagli dal 2008 è Assessore alla Famiglia, conciliazione, integrazione e solidarietà sociale della Regione Lombardia. Una Regione che vanta una politica familiare all’avanguardia, attenta ai bisogni e promotrice dell’intraprendenza delle persone. Una politica che funziona insomma.

Ass. Boscagli, a partire dai principi fondamentali su cui si muove la politica regionale del Pres. Formigoni, (“Centralità della persona e della famiglia, solidarietà e sussidiarietà”) cosa è per voi la "famiglia"? E come intendete sostenerla, incoraggiarla e incentivarla?
«La famiglia è da sempre al centro delle politiche regionali innanzitutto per il riconoscimento del ruolo fondamentale che gioca per la società e per il nostro futuro. Il contributo della famiglia nell’educare e accudire i figli, nell’assistere gli anziani bisognosi, nel creare risparmio è un bene a disposizione di tutti. Ecco perché occorre valorizzarla: sostenendo le giovani coppie, favorendo la natalità. Soprattutto occorre - come si sta facendo in Lombardia - introdurre nei diversi provvedimenti il criterio dei figli a carico, prevedendo nel calcolo anche il concepito non ancora nato. Su questi temi la svolta tocca allo Stato, chiamato a varare una riforma che introduca il quoziente familiare, ma Regione, Province e Comuni possono iniziare a promuovere una politica orientata in questo senso.

Ed è un indirizzo che la Lombardia sta seguendo da tempo rispondendo a tre principi fondamentali: centralità della persona e della famiglia, solidarietà verso chi è in situazioni di bisogno e sussidiarietà. Il decennale della Legge sulla Famiglia (’99-2009) ha messo in risalto la positività di un approccio fondato sul protagonismo e sulla capacità di azione delle stesse famiglie. Le associazioni familiari che hanno promosso progetti si sono moltiplicate per dieci, realizzando così tutta una serie di nuove iniziative. In questi anni sono aumentati gli asili nido e i servizi per la prima infanzia.

Oggi contiamo quasi 50 mila posti negli asili nido, circa 2500 nei micronido, oltre 1100 nei centri per prima infanzia e 1200 nei nidi famiglia. L’assessorato ha inoltre spinto l’acceleratore sulla valorizzazione delle esperienze di conciliazione tra vita familiare e lavoro attraverso il sostegno a progetti nuovi e significativi. Il sostegno alla maternità è un altro dei grandi temi delle politiche regionali attraverso il potenziamento della rete dei consultori e i progetti “per la tutela della maternità”. Inoltre alle giovani coppie la Regione mette a disposizione un contributo per l’affitto e per l’acquisto della prima casa».

Una realtà grande e complessa come la vostra, quali sono le sfide prioritarie, le urgenze che la Direzione Generale Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà Sociale è chiamata ad affrontare?
«Numerose sono le sfide che ci attendono, tanto più in una congiuntura economica com’è quella attuale. In questi anni, però, Regione Lombardia ha affrontato le emergenze della crisi e della povertà, il bisogno di assistenza di disabili e anziani, mettendo in campo misure innovative capaci di rispondere ai bisogni dei cittadini lombardi. Per fare questo abbiamo agito di concerto con altri assessorati perché la situazione imponeva un approccio non settoriale. Per quanto riguarda la mia attività, voglio ricordare il varo del “Buono Famiglia”, attuato una prima volta a favore delle famiglie numerose e a basso reddito e una seconda per dare un sostegno ai nuclei alle prese con particolari necessità di assistenza ad anziani e disabili. Si tratta di provvedimenti che nascono dal confronto con le associazioni impegnate sul campo e con gli enti locali e da un’esperienza di lavoro più ampia, che ha visto per esempio promuovere in questi anni anche i provvedimenti per la tutela della maternità e la decisione di dare un contributo alle famiglie con persone affette da SLA o in stato vegetativo. Inoltre abbiamo incrementato servizi e iniziative in ogni campo, aumentando i posti letto nelle residenze assistenziali e il numero dei consultori.

Eppure dobbiamo fare i conti con un bisogno di assistenza in forte crescita, causato da una popolazione sempre più anziana e con casi di emarginazione sempre più diffusi, generati da crisi economica, immigrazione e uso delle droghe. La sfida dei prossimi anni ci vedrà perciò impegnati a dare vita a un nuovo welfare, basato su un protagonismo ancora più accentuato della società. Ritornando alla crisi economica, comunque, non posso non sottolineare l’impegno di Regione Lombardia per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali e le doti per la formazione e il reinserimento dei lavoratori.

Di particolare significato è poi la legge regionale che abbiamo approvato e sulla base della quale abbiamo siglato una convenzione con il Banco Alimentare, che svolge benissimo il compito di distribuire alimenti alle mense dei poveri. Ecco un ottimo esempio di sussidiarietà: come ente pubblico ci dobbiamo preoccupare di favorire l’operato positivo di enti e organizzazioni nate spontaneamente e capaci di dare risposte efficaci ai bisogni».

L’anno scorso avete festeggiato il decennale della Legge sulla Famiglia. Che bilancio ne avete tratto?
«Il primo bilancio che possiamo fare è che dopo 10 anni questo provvedimento non dimostra la sua età, risultato ancora attuale e rispondente alle necessità delle famiglie lombarde. La grande intuizione del Presidente Formigoni è stata quella di comprendere che non deve essere la politica a misurare le necessità e intervenire direttamente, ma riconoscere il ruolo centrale delle associazioni famigliari, attori insieme alle istituzione nell’edificazione e individuazione degli interventi. Questo è quello che chiamiamo modello della sussidiarietà.

Dopo 10 anni possiamo, così, affermare che Regione Lombardia si è dimostrata virtuosa su questo tema e ha veramente messo la famiglia al centro delle sue politiche sociali. In questi anni attraverso i bandi della Legge Famiglia e la creatività delle associazioni famiglia sono stati realizzati numerosi progetti di vario tipo: dalla formazione dei genitori, all’assistenza famigliare, all’incentivazione del dialogo fra genitori e figli, alla messa in rete delle realtà famigliari, al sostegno delle famiglie che vivono situazioni di particolare disagio quali la presenza nel nucleo di persone malate o disabili. Ma potrei citarvi altri cento argomenti che rientrano nel quadro dei progetti resi possibili grazie alla Legge Famiglia».

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