Vivere nella tempesta Vivere nella speranza
Ci sono libri che rimangono accatastati per mesi in libreria, fino a quando arriva il momento delle rese. E ci sono titoli “spinti” dalla pubblicità che alla fine vendono, soprattutto grazie al gran “battage” pubblicitario.
La pigna delle copie del libro scritto da Antonio Socci, dal titolo “Caterina”. Diario di un padre nella tempesta (Rizzoli), invece, scende a vista d’occhio. Le copie sono subito rimpiazzate da altre spedite al punto vendita dalla casa editrice.
L’osservazione diretta, anche senza avere ancora dati ufficiali in mano, ci spinge a dire che a pochi giorni dalla sua uscita il testo ha conquistato chi lo ha letto, e basta qualche recensione e il passaparola per fargli pubblicità. Oltre naturalmente al “nome” dell’autore, giornalista Rai, attualmente direttore della Scuola di giornalismo di Perugia, autore di testi importanti su Fatima, Padre Pio e Karol Wojtyla.
Questo è un libro privatissimo e allo stesso tempo pubblico, è il diario di un padre che una sera, la sera del 12 settembre 2009, riceve una telefonata da Firenze: la figlia primogenita che si sta per laureare in architettura ha avuto un arresto cardiaco. Da allora un calvario, un dolore devastante, ma anche un’affascinante avventura di speranza, di fede e di amore. In quella tempesta potremmo esserci tutti. In questa tragedia, così pudicamente ed efficacemente descritta dal padre, potremmo finirci tutti, dall’oggi al domani e senza preavviso.
È questo uno dei motivi per cui il libro affascina e Caterina diventa una di noi, davvero una figlia, anche senza mai averla conosciuta di persona. Sono già numerose le testimonianze di persone che si sono affezionate alla storia di Caterina che dopo mesi di coma, migliaia di preghiere, ha iniziato di recente a dare segni di risveglio.
Il cammino è ancora lungo e difficile, pieno di incognite. Ma lei c’è, misteriosamente c’è.
Socci dedica righe a descrivere la figlia, prova anche a riempire quegli spazi lasciati vuoti da un’assenza. I padri o sono troppo impiccioni o troppo assenti dalla vita dei loro figli, perché impegnati nel lavoro o affaccendati in altre questioni. E intanto il tempo vola.
Il papà, in questa attività di recupero della memoria, è riuscito a recuperare le registrazioni di alcuni canti interpretati dalla figlia. Scopre oggi che Caterina ha un talento immenso. Uno di questi canti “Ojos de cielo” è misteriosamente profetico e sembra proprio la descrizione dell’esistenza della ragazza:
"Occhi di cielo, occhi di cielo,
non abbandonarmi in pieno volo.
Occhi di cielo, occhi di cielo
tutta la mia vita per questo sogno
Se io mi dimenticassi di ciò che è vero
se io mi allontanassi da ciò che è sincero
i tuoi occhi di cielo me lo ricorderebbero,
se io mi allontanassi dal vero.
Se il sole che mi illuminasse un giorno si spegnesse
e una notte buia vincesse sulla mia vita,
i tuoi occhi di cielo mi illuminerebbero,
i tuoi occhi sinceri, che sono per me cammino e guida”.
“Caterina è bellissima – come scrive il papà -. È sempre stata uno splendore, fin da piccola. Era buona, dolce, silenziosa. I suoi occhioni scuri, dalle lunghe ciglia, scrutavano attenti, da sotto una cascata di riccioli. Caterina è il fiore e il frutto di una storia. Di una storia cristiana”.
Socci non parla solo della figlia. Talvolta, e in modo paradossale, la vicenda intima e drammatica della figlia che descrive in alcune pagine con l’amore puro e assoluto di padre, sembra un pretesto per “allargare” il discorso, come un fiume in piena, un oceano di grazie. Racconta gli amici, la storia che ha generato la sua famiglia, il fidanzato di Caterina, la storia della chiesa, la venerazione per i santi. È un libro – come scrive Maurizio Crippa su Il Foglio – che parla della misteriosa grandezza (anche in senso fisico e geografico) del popolo cristiano che trasforma un dramma familiare in uno struggente avvenimento pubblico, e di grazia, per molti”.
È un testo che si avvicina ai grandi del pensiero cristiano, lo fa con un confronto diretto con il grande intellettuale cattolico Emmanuel Mounier, anche lui colpito dalla grave malattia della figlia che ci insegna:”Non si può soltanto scrivere libri. Bisogna pure che la vita ci stacchi ogni tanto dall’impostura del pensiero”.
Questo è un libro aperto a tutti, non solo ai cristiani. Perché parte da un fatto, la malattia, che è “un punto di domanda per tutti: non credenti ma anche sì”. (Il Foglio 20 luglio 2010).
Nell’incarnazione della vita di ogni giorno, dove questioni di questo genere chiedono una risposta pratica (ci sono i medici, le cure, gli ospedali, la cornice politico-legislativa) che cosa insegna la vicenda raccontata nel libro del giornalista e scrittore toscano? Che la politica deve mettersi al servizio di queste persone e delle loro famiglie “padri eroici”, che per mesi e anni continuano a sperare e a servire i loro figli crocifissi nel letto di un ospedale .
La politica non può essere né scettica, né cinica, perché c’è di mezzo l’umano. “Il contrario dello scetticismo e anche di quella falsa coscienza cristiana che fa tenere lontani i miracoli, quasi a scongiurare l’evidenza che è ‘sempre e tutto opera di Cristo’. Socci lo lascia dire a Don Luigi Giussani: “Se siamo in un mondo scristianizzato, allora la nostra azione cristiana è come quella dei primi cristiani. L’inizio del cristianesimo su che cosa era fondato? Sul miracolo. Questo è il tempo dei miracoli! Dobbiamo far pregare la gente per avere i miracoli. È la prima cosa che dobbiamo fare. Non mi spiego? Se si moltiplicano i miracoli, allora anche il cristianesimo si ridiffonde”.
Approfondimenti
La buona politica
Il libro scritto da Socci racconta l’amore per il canto della sua primogenita Caterina (nella foto), caduta in coma il 12 settembre 2009, a 24 anni, e in cammino verso la guarigione. Intanto, in rete spuntano vecchie registrazioni della splendida voce di Caterina Socci. Eccole. I ricavati del libro andranno tutti in beneficenza a varie opere, tra le quali il Meeting Point International in Uganda e le adozioni a distanza in Pakistan.
"Ojos de cielo"
Voi ch'amate lo criatore


